7 novembre 2019 - L'intervento del Presidente Brancati in III Commissione permanente del Consiglio regionale

MARIO BRANCATI (CONSULTA): “PER LA SANITA’ DEL FUTURO SERVE MENO QUANTITA’ E PIU’ QUALITA’”

 

Trieste – “La politica abbia il coraggio di fare delle scelte, anche coraggiose, che permettano di recuperare le risorse per l’effettivo potenziamento dei servizi territoriali”. Questo, in estrema sintesi, l’appello lanciato l’altro giorno a Trieste dal presidente della Consulta regionale delle associazioni dei disabili Mario Brancati, intervenuto in III° Commissione, in Regione, in occasione dell’udienza con il mondo del sociale sul nuovo ddl in tema di sanità. Brancati ha sottolineato che dalla Consulta regionale non può che arrivare un giudizio complessivamente positivo sul documento, anche se le preoccupazioni non mancano.

“La riforma sanitaria ha certamente  una forte connotazione sociale e sociosanitaria – ha detto Brancati -, che dà enfasi al ruolo degli attori che operano sul territorio. Centrali sono la persona e la tutela della sua salute, e finalmente come afferma il vice presidente della Regione Riccardi si focalizza l’attenzione sulle nuove necessità espresse dalla popolazione del Friuli Venezia Giulia, che conta su circa 500 mila persone affette da patologie croniche, e che è al secondo posto in Italia per invecchiamento. Questo implica la presa in carico da parte del sistema sociosanitario, una volta che le persone escono dall’ospedale”. Il presidente della Consulta ha definito “coerenti con i valori della Convenzione Onu” i principi che animano il ddl, in linea con quanto da anni il mondo della disabilità chiede affinché siano garantiti l’integrazione sociosanitaria, i progetti personalizzati, la presa in carico integrata, le esperienze di abitare inclusivo. “La visione non è più dunque ospedalecentrica, la riforma rende invece centrale il ruolo del territorio – ha proseguito Brancati -, e questa è una svolta epocale. Poi vedremo se l’operatività e le scelte programmatiche saranno coerenti con questa visione. E un cardine di questa visione è il ruolo manageriale del distretto, il suo compito di contrattazione con l’ospedale che dovrà individuare i reali bisogni degli utenti garantendo le prestazioni richieste dal territorio”. Insomma, quella che attende tutto il mondo della sanità e dell’assistenza regionale è secondo Mario Brancati una grande sfida, una rivoluzione culturale di ampio respiro, con il ddl sulla riforma che è una “scelta improcrastinabile, se si ha a cuore la salute dei cittadini e non invece la preoccupazione del consenso elettorale”, ha avvertito il presidente della Consulta. Il quale osserva anche che il ddl entra poco nel merito delle modalità con cui vengono assicurati i servizi ed i Lea, trattandosi di una legge quadro. E se anche gli indirizzi saranno definiti in un secondo momento, con l’avvio di tavoli di lavoro tematici, la Consulta è già pronta sin d’ora a dare il suo contributo. “Però abbiamo una preoccupazione – ha spiegato alla III° Commissione Brancati -: ci saranno le risorse a sostegno di un rafforzamento dei servizi territoriali? La riforma, deve essere chiaro, non può essere fatta a costo zero. Le risorse non potranno che arrivare dal contenimento degli sprechi e dalla spesa ospedaliera. Ma se la giunta regionale assicura che nessuno dei piccoli ospedali verrà chiuso e ci si limiterà a riorganizzarli nell’ottica della specializzazione – per cui questa riorganizzazione è affidata alla pianificazione autonoma dei 3 direttori generali -, questo obiettivo sarà effettivamente raggiunto? La mia preoccupazione è confermata dalle scelte ma anche dalle mancate scelte di questi anni, che le lobby mediche e i sindaci fermino questa svolta, perché specialmente gli amministratori locali sono ancora legati alla visione ospedalecentrica, e vedono ancora l’ospedale come unico erogatore di salute”. Di qui appunto l’appello di Brancati (peraltro da ex assessore regionale alla Sanità) alla politica, “ad avere coraggio, perché la salute dei cittadini non si tutela con l’ospedale fuori da casa, ma con un ospedale anche lontano ma ben organizzato, con personale adeguato e preparato, casistiche sufficienti, tecnologie all’avanguardia e farmaci di ultima generazione. Senza dimenticare ovviamente servizi territoriali efficienti e capillari”. Una posizione derivante anche dalla riflessione sul fatto che un territorio, quello regionale, da 1 milione e 200 mila abitanti oggi può contare su 20 ospedali tra pubblici e privati. Tanti, troppi. “Una riflessione sulla rete ospedaliera deve essere fatta il prima possibile – la conclusione di Brancati, che si è rivolto direttamente al vicepresidente Riccardo Riccardi – se non vogliamo sanitarizzare il bilancio regionale che già dedica il 50% delle risorse alla sanità. Io penso che uno slogan adatto potrebbe essere dunque meno quantità ma più qualità. Caro vicepresidente, l’invito che la Consulta le fa è di andare fino in fondo sulla strada che è stata delineata, perché non ci sono alternative. La Consulta è con lei, abbiamo fiducia nella sua visione e determinazione di non arretrare. Mi auguro davvero che tutto il mondo politico capisca che questa scelta è improcrastinabile se si ha a cuore la salute di tutti i cittadini, e in particolare di quelli più fragili”.